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Burgio (Agrigento) PDF Stampa E-mail

Burgio
Burgio (Burgiu in siciliano) si trova in provincia di Agrigento da cui dista 65 km, mentre da Palermo dista 95 km.
Sorge in una zona collinare interna, posta a 317 metri sopra il livello del mare.
La storia antica di Burgio ha un periodo avvolto nel mistero.

Non esiste una fonte attendibile sulla data di fondazione di Burgio Sicuramente esisteva nel XIV secolo d.C., quando gli abitanti della vicina Scirtea si unirono a quelli di Burgio.
E certo esisteva già nel 1282 d.C., quando Pietro I d'Aragona, re di Sicilia, invitò al Parlamento Siciliano alcuni Sindaci e, tra essi, quello di Burgio.
Le origini del Paese sono avvolte dal mistero,  arricchito da elementi interessanti che testimoniano la presenza in quei luoghi di diverse popolazioni: il Castello, forse del XII sec.; una cappella dedicata a M.SS. del Popolo del 744; un quadro della Vergine SS. tra S.Antonio Abate e S.Nicola di Bari del 1102; e, infine, un Crocifisso conservato nella Chiesa Madre del 1103.
Primo Signore di Burgio fu Aly Binncema (Re amiro, del ramo degli Edrisiti) che lasciò in eredità il suo regno ad Hamud. Questi lo perse nel 1087 nella guerra contro re Ruggero durante la quale fu costretto a lasciare il territorio ed arrendersi.
Ruggero istituì la Diocesi di Girgenti nominando Gerlando come Vescovo. Proprio Gerlando amministrerà a Sciacca il Battesimo ad Hamud, convertitosi al cristianesimo, alla moglie ed ai figli.
Tra Ruggero ed Hamud si instaurò un rapporto di fratellanza spirituale tanto che lo stesso Hamud prese il nome di Ruggero e, poiché era stato Signore di Burgio, anche quello di Burgio. Si intestò, così, la discendenza della nobile famiglia Burgio.
Nel 1330 fu Signore di Burgio Federico di Antiochia.
Seguì fino al 1400 un periodo sul quale gli storici non concordano.
Certo è, invece, che nel 1405 Burgio apparteneva agli antenati di Nicolò Peralta. Alla morte di Caterina, nella metà del 1400, Burgio passò ad Antonio Cardona, suo figlio.
La Signoria di Antonio Cardona fu molto tranquilla a differenza di quella del figlio, Alfonso Cardona, contro il quale il popolo insorse chiedendo l’intervento diretto del Vicerè Ferdinando de Acugna al quale scrissero che «lu spectabili conti di Rigio, patruni di la terra di lu Burgiu, li bagia inferuto et continue inferisca diversi vexacioni et indebiti molestii et novitati». (Archivio di Stato di Palermo, R.Cancelleria, anno 1490-91, vol. 176, foglio 336).
Le cose, nonostante l’intervento diretto del Vicerè, non cambiarono affatto, anzi perdurarono inalterate sino all’investitura di Luigi Salluzzo Cardona, successore di Alfonso.
Altri successori seguirono ma il cambiamento sostanziale si ebbe con la Signoria dei Gioeni che durò dal 1577 al 1637.
Nel 1641 l’investitura di Barone di Burgio andò a Marcantonio Colonna Quinto per effetto del matrimonio con D. Isabella, figlia di Lorenzo Gioeni. Fu, per la Sicilia intera, un periodo tranquillo per l’apertura mentale del Barone che preferì lasciare Roma e trasferirsi in Sicilia.
I Colonna mantennero il dominio di Burgio sino al 1826, anno in cui Margherita Gioeni Colonna Rospigliosi vendette al burgitano Domenico Maniscalchi i possedimenti della sua famiglia.
Anche Burgio, dal 1781, fu sotto il vicereame di Domenico Caracciolo, mandato in Sicilia dal re Ferdinando. L'aria di rinnovamento settecentesco si respirò profondamente in tutta la Sicilia sino al 1812, anno della rinuncia in Parlamento siciliano, da parte della nobiltà, di tutti i privilegi di cui aveva goduto. La Sicilia fu divisa in 9 compartimenti e 22 circoscrizioni minori, come recitava la nuova Costituzione. Burgio, così, unì le sue sorti a quelle del distretto di Bivona.
Ad amministrare il paese furono mandati un consiglio civico e quattro giurati. Ma Ferdinando abolì la Costituzione nel 1816, prese il nome di Ferdinando I Re delle due Sicilie, ed iniziò ogni forma di persecuzione contro il suo popolo.
A Burgio il consiglio civico fu sostituito da un decurionato formato da due eletti ed un sindaco nominati direttamente dal governo. La ribellione che vide protagonista la Sicilia sfiorò Burgio, dove i cittadini insorsero e misero a capo dell'amministrazione comunale il contadino Modesto Cordaro il quale, insieme a Michele Arcuri che si pose a capo della milizia urbana, tenne in paese in stato di tranquillità.
La situazione si mantenne stabile anche perché Burgio, tra il 1847 ed il 1848, fu colpita dal colera che decimò la poca popolazione rimasta, ancora in stato di insurrezione contro il servaggio dei Borboni.
Le condizioni di sicurezza erano davvero precarie della Sicilia del tempo e, per ristabilire un possibile ordine, Ruggero Settimo, a capo del governo, inviò Giacinto Carini a Burgio. Questi, alla testa di due squadroni di cavalleria e 600 volontari, liberò Burgio dallo strapotere di alcuni cittadini locali e ristabilì l'ordine.
Un altro duro colpo alla già scarsa popolazione fu dato dalla leva obbligatoria del 1840 e 1841 alla quale, nonostante il tentativo di darsi alla macchia, furono costretti molti giovani paesani sotto la minaccia delle armi.
I primi anni di vita nell'ordine dell'unità d'Italia furono durissimi; Burgio fu nuovamente decimata dal colera (1867) e dal vaiolo (1889) mentre povertà e sicurezza precaria facevano la loro parte.
Così, anche per far fronte alla crisi economica delle campagne, molti si iscrissero al Fascio dei lavoratori, anche se qui, a differenza che altrove, non vi furono conseguenze gravi rispetto ai disordini scoppiati altrove e, poco dopo, i Fasci furono sciolti.
I primi anni di inizio secolo non furono segnanti da particolari accadimenti. Qui, come altrove, la vita continuò segnata dal lavoro nelle campagne nonostante la miseria avesse ormai la meglio sull'antica floridezza dei raccolti nel passato.
Le guerre, poi, segnarono ancora di più le sorti di questo paese che, nel 1968, subì pure le conseguenze del terremoto del Belice. 

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